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Carcere, sanità e sovraffollamento I dati preoccupanti della Puglia
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Carcere, sanità e sovraffollamento I dati preoccupanti della Puglia
19/07/2018



Quella che emerge è una condizione generale complessiva, di sofferenza diffusa che, paradossalmente, attenua anche il confronto dialettico tra Amministrazione Penitenziaria e Ufficio del Garante, per la sostanziale condivisione di ogni aspetto riguardante il disagio dell’intera realtà regionale.

Sono in ballo due aspetti critici complementari tra loro: il sovraffollamento e la scarsa assistenza sanitaria. Ma mentre il primo ha origine in una disattenzione amministrativa nazionale, la seconda, nell’ordinario, profila precise responsabilità regionali e locali ( nelle singole Asl e nelle aziende ospedaliere) che però, sono un riflesso, ancora una volta, di inadempienze nazionali ( cfr la mancata deroga sulle dotazioni organiche, in riferimento alla riforma del 2006 sulla devoluzione della competenza in materia di medicina penitenziaria alle Regioni, questione oggetto della Conferenza Stato Regioni, in ambito sanitario).

Il periodo corrente, come è noto, vede la Puglia al centro di una situazione di sovraffollamento che non può definirsi, tecnicamente, di natura emergenziale poiché invece si rileva un dato strutturale: da troppi mesi l’eccedenza si è ormai stabilizzata sul 50 per cento, in media ( indice di sovraffollamento del 150 per cento).
Il dato si aggrava ulteriormente a motivo del corrispondente calo progressivo e inarrestabile della pianta organica della Polizia penitenziaria: la Puglia ha subito, in un breve periodo, una fuoruscita di circa 500 unità complessive per sopravvenuto pensionamento.

Il quadro è preoccupante e ci restituisce una situazione nella quale l’eccesso di presenze determina un sempre più complicato accesso alle opportunità trattamentali che fanno leva su quelle animative, culturali, scolastiche, sportive, formative e di avviamento lavorativo. Sono inadeguati ad una accoglienza con reali risvolti socializzativi ( e quindi di osservazione e trattamento) anche gli spazi, sempre più carenti e sguarniti, con l’interminabile attesa di ristrutturazioni e rifacimento degli impianti.

Anche il diritto fondamentale alla salute risulta privo di effettivo riconoscimento. Soprattutto quando si passa dalla fase della cura a quella della riabilitazione. L’emergenza psichiatrica, poi, sta raggiungendo i contorni dell’emergenza nell’emergenza. La detenzione femminile spesso sconta ulteriori elementi di “distrazione” e la quasi assoluta pretermissione del riconoscimento delle esigenze di genere.

Sempre più frequentemente insorgono episodi di scompenso psichico nel corso dell’espiazione della pena. L’istituzione di una sezione ad evidenza psichiatrica nella Casa Circondariale di Lecce e la dedicazione di sporadici spazi negli altri Istituti, risultano insufficienti a fornire una risposta reale al fenomeno. E’ poi evidente che, una volta risolta la questione logistica, occorrerà implementare l’offerta professionale specialistica.

La Rems di Spinazzola è formalmente di istituzione provvisoria, giacchè sarebbe necessaria la individuazione di una sede definitiva. Quella di Carovigno sarebbe in procinto di essere trasferita in una sede di San Pietro Vernotico. In entrambi i casi i pazienti sono adeguatamente accolti, curati e coinvolti in numerosi progetti di animazione “animativa”, espressiva e culturale, anche col sostegno dell’Ufficio del Garante regionale. La questione psichiatrica continua a costituire una emergenza poiché in pochi isolati casi, alcuni soggetti per i quali è stata comminata la misura di sicurezza, in attesa di un posto disponibile presso una Rems ( Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), non hanno titolo ad essere astretti presso un istituto di pena, dove in effetti si trovano ( un fenomeno che pare in netta regressione, considerato che fino alla fine dello scorso anno pareva connotarsi come una vera e propria emergenza). Si moltiplicano i casi di persone che patiscono un sofferenza psichiatrica insorta in corso di espiazione di pena.

La sezione dedicata a Lecce, risulta essere avviata con buoni risultati ma vengono occupati soltanto la metà dei posti a disposizione. Negli altri istituti le “astanterie” psichiatriche risultano esigue e senza sufficiente presidio medico infermieristico. I casi di cosiddetta doppia diagnosi ( tossicodipendenza associata a sofferenza psichiatrica) aggravano il quadro complessivo.

Le strutture intermedie, denominate Crap ( Comunità Riabilitativa Assistenziale Psichiatrica), sono insufficienti e tre di esse, tutte tra la provincia di Bari e Bat, sono concepite per un processo d’aiuto ai casi di acuzie. Allo stato, risultano prossime al varo altre tre strutture. Risulterebbe tuttavia necessaria la dedicazione di Crap a soggetti per i quali sia in corso un processo ( che acclari l’effettiva capacità di intendere e volere). L’Osservatorio per la salute in carcere segna il passo, non si riunisce con la frequenza necessaria e non licenzia il piano regionale per la prevenzione del rischio suicidario e la commissione di atti auto lesivi.

Occorre chiedere al Governo che rientri nell’agenda nazionale, tra i primissimi campi applicativi, la situazione del sistema penitenziario pugliese e che vengano considerate le fortissime flessioni di presenze di risorse lavorative e, per conseguenza, che, in attesa della ripresa dell’attività normativa in materia ( con tutto il rimpianto di non aver conseguito il risultato di vedere definitivamente licenziato il nuovo ordinamento penitenziario), possa farsi luogo ad alcuni interventi d’urgenza. Tra questi, la destinazione di risorse professionali dedicate alla sicurezza, nonché all’area trattamentale, lo sblocco delle risorse di Cassa delle Ammende per l’immediata destinazione di finanziamenti che valorizzino le iniziative trattamentali possibili, il conferimento di poteri straordinari al Provveditore regionale, per l’immediato conseguimento dei risultati relativi alle ristrutturazioni in corso e alle implementazioni infrastrutturali.

Alcuni esempi: Foggia presenta problemi si staticità strutturale in alcune sue parti e una ormai pluriennale carenza idrica; Trani ha sezioni in rifacimento e il riscontro di un problema serio all’impianto fognante; Bari ha in rifacimento la sezione femminile da almeno quattro anni; Brindisi è completamente priva di spazi per lo svolgimento di iniziative cosiddette di socialità; ad Altamura tutte le iniziative in plenaria si svolgono nella Cappella; a Taranto sono in corso lavori negli spazi dedicati all’accoglienza dei familiari in visita. Ovunque andrebbe impiantata ( o implementata, a seconda dei casi) la dotazione tecnologica per la realizzazione di un controllo in remoto, spesso l’unico viatico per la realizzazione, ovunque, della cosiddetta vigilanza dinamica. In ogni caso gli spazi dedicati alle attività in gruppo sono carenti ovunque, ma con l’effetto paradossale che gli istituti spesso fruiscono di maggiori opportunità progettuali ( animative, scolastiche, formative) di quante se ne potrebbero svolgere.

In ultima ma non postrema analisi, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ben potrebbe analizzare la situazione del sovraffollamento, non più in chiave regionale bensì di macroarea, nella misura in cui, nel sostanziale rispetto complessivo del criterio della territorialità della espiazione della pena, persone astrette presso le Case Circondariali di Foggia, Lucera e San Severo, fossero trasferite negli istituti molisani e abruzzesi, i detenuti di Bari e Taranto, a Matera e Melfi, i detenuti di Taranto nella Casa Circondariale di Castrovillari. Occorre che la Regione Puglia invochi il riconoscimento di un vero e proprio stato di emergenza umanitaria. La situazione pare precipitare soltanto in concomitanza con episodi eclatanti in cui si perdono vite umane, come nel caso di suicidi o di degenerazioni di stati di morbilità acuti che esitano nella morte. Tuttavia, la tendenza a dimenticarsi del problema è fenomeno assai diffuso. E’ probabilmente giunto il momento di prendere coscienza che in questo momento stiamo perdendo l’occasione di restituire alla comunità sociale di appartenenza persone in grado di esserne riaccolte: perché rischiano di perdere la vita, perché rischiano di perdere la salute, perché rischiano di perdere la speranza. Non è neppure trascurabile il fatto che il tutto si svolge in un contesto ambientale e lavorativo pregiudizievole anche dei diritti di chi vi lavora, spesso alacremente e con altissimo spirito di sacrificio.

E noi tutti, conseguentemente, come cittadini, ci vediamo minati nella consapevolezza di vivere in un vero Stato di diritto. L’espiazione di pena non è quello che attualmente viene inflitto agli astretti nelle carceri pugliesi, né sotto il profilo delle prescrizioni costituzionali, né per considerazione etica e morale e nemmeno per il più basico elemento di ragionevolezza.

È più che evidente allora che la più volte annunciata «liquidità» delle relazioni tra gli uomini in tutte le sue più articolate declinazioni possibili abbia impresso una direzione, per così dire, priva di direzione. Un vero Stato di diritto non dovrebbe tollerare, non per tanto tempo - almeno -, simili crepe e/ o distorsioni del sistema.

DI PIERO ROSSI E MASSIMO CORRADO DI FLORIO
GARANTE DELLE PERSONE SOTTOPOSTE A MISURE RESTRITTIVE O LIMITATIVE DELLA LIBERTÀ PERSONALE REGIONE PUGLIA / AVVOCATO DEL FORO DI BARI



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