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null «I pestaggi in carcere? Tutto vero. Ecco perché» L’emergenza spiegata dal Garante dei detenuti Piero Rossi

Del 14/07/2021

«I pestaggi in carcere? Tutto vero. Ecco perché» L’emergenza spiegata dal Garante dei detenuti Piero Rossi

Bari - Se negli occhi hai le violenze brutali consumate sui detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (oggi la ministra Cartabia visiterà quei luoghi), ti corre un brivido lungo la schiena. Perché le domande sopraggiungono inevitabili: è solo un episodio? È accaduto solo in quel carcere? O il pestaggio dei reclusi da parte della polizia penitenziaria è un sistema ? «Non sono del fronte delle cosiddette “mele marce”, ma certo questa è una di quelle circostanze in cui bisogna andare fino in fondo per verificare che tra azioni, provocazioni e compromessi, questa non sia una pratica di cui non sentivamo parlare ormai da anni e che invece pare essere riscoperta in questo periodo con una trama un po' più strutturata e un po' più organica». Piero Rossi è il Garante dei detenuti per la Regione Puglia, figura istituzionale ma anche persona che dell’umanità conosce luce e tenebra. Rossi non si stupisce. «Può capitare che grandi istituiti siano governati da 4, 5 persone...»
Criminali o agenti penitenziari?
«No, no: parlo dei poliziotti». Rossi non si stupisce, anche perché l’emergenza sanitaria ha avuto luoghi in cui la devastazione è stata totale. Il carcere ad esempio. Da una parte i detenuti che hanno visto interrompersi tutti i rapporti esterni e relazionali e hanno avuto fondata paura di ammalarsi di Covid, in un ambiente così promiscuo. Dall’altra il personale di polizia, il cui smarrimento Rossi ben spiega: dal primo lockdown in poi «tutto il personale di contatto si è sentito costantemente e definitamente isolato. Quindi è scattato una specie di meccanismo di reazione - ovviamente non accettabile - un ragionamento del tipo: sai che c'è? siamo soli ce la dobbiamo cavare da soli, e allora ce lo facciamo con le nostre forze e con le nostre regole! Un discorso inaccettabile in uno Stato di diritto - prosegue il Garante - però obiettivamente una riforma, una rivisitazione di tutto questo contesto, con lo scovamento di tutti i coni d'ombra, deve fare il paio con un aiuto strutturale fatto di immissioni in ruolo di nuovo personale, perché il carico funzionale ormai è spaventoso».
Ma le rivolte del 2020 esplose anche negli istituti pugliesi sono state sedate come a Santa Maria Capua Vetere? «Credo che lì sia stata studiata a tavolino una forma di reazione che serviva a lanciare il messaggio, deleterio e inaccettabile, di ripristino di un presunto ordine. A Foggia - dice Rossi - le ragioni per cui la Procura sta procedendo hanno a che fare più con un rapporto tra quella che era una rivoluzione e il ripristino dell’ordine che si è concluso con il trasferimento dei detenuti. I pestaggi a Foggia intervengono quando i detenuti vengono sfollati in una sorta di deportazione, fatta malissimo, nottetempo, con le persone che si sono trovate a essere caricate sui mezzi di trasporto in pigiama e senza un bagaglio, e soprattutto determinando un cono d'ombra di 48 forse 72 ore durante le quali né familiari né avvocati avevano idea di dove fossero finiti».
Le rivolte della primavera scorsa, svela Rossi, sono state placate attraverso il dialogo, con i Garanti che con i direttori degli istituti penitenziari hanno parlato direttamente con i detenuti «che civilmente davano vita a queste proteste - aggiunge Piero Rossi - e chiedevano solo di essere rassicurati che, complice la pandemia, non si sarebbe tornati indietro in tema di diritti».

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