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null MADRI DETENUTE E FIGLI MINORI: normativa vigente e alternative al carcere

Del 01/07/2019

MADRI DETENUTE E FIGLI MINORI: normativa vigente e alternative al carcere


Il Garante regionale della Puglia, Piero Rossi, interverrà martedì 2 luglio 2019 a Roma  in sala stampa di Palazzo Montecitorio all'incontro su: "MADRI DETENUTE E FIGLI MINORI: normativa vigente e alternative al carcere" 
L’intervento riformatore che prende corpo nello schema di decreto legislativo del 22 dicembre scorso elimina alcune sperequazioni attualmente ravvisabili nello spettro di protezione offerto alla coppia madre-figlio, a seconda che
l’entità della pena espianda indirizzi la condannata alla detenzione domiciliare ordinaria oppure a quella speciale. 
Si pensi all’estensione, della possibilità della proroga del beneficio o della “transizione” verso l’assistenza
all’esterno dei figli minori al compimento del decimo anno d’età della prole. Oppure si consideri l’innesto del riferimento ai figli affetti da disabilità grave (a prescindere dall’età), non limitato alla disciplina delle condizioni per l’accesso alla misura
domestica ordinaria, ma esteso alla detenzione domiciliare speciale, che oggi rischia di essere indifferente al bisogno del costante accudimento genitoriale che scaturisce dalla disabilità. 
La riforma che viene definendosi riversa (anche) nell’area dei benefici rivolti a madri (e padri) le ricadute positive d’interventi di
carattere generale. Non sembra, però, compiersi una complessiva razionalizzazione degli istituti funzionali, in senso lato, alla de-carcerazione delle madri, capace di coordinarli ed aggregarli sotto una sorta di statuto comune. Si pensi, ad esempio,
all’opportunità di prevedere, nei confronti delle condannate ristrette al domicilio per accudire la prole in un ambiente idoneo, una definizione degli intervalli temporali che possono essere trascorsi all’esterno modellata – per quanto è possibile – sulle necessità dei figli. 
L’intento è, per un verso, quello di «evitare che la permanenza in un istituto – che comunque è pur sempre detentivo – possa
determinare effetti pregiudizievoli sullo sviluppo psicofisico del bambino e sulla sua vita di relazione, inducendo altresì meccanismi di rifiuto nei compagni, ove venissero a conoscenza del luogo in cui vive»; per altro verso, si mira a contrastare alcune ricadute negative, per il minore, di fatto derivanti dalla giurisdizionalizzazione del circuito a custodia attenuata per madri