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null Il carcere di Turi… aperto a tutti. Un laboratorio culturale per favorire l’inclusione sociale dei detenuti

Del 08/05/2015

Il carcere di Turi… aperto a tutti. Un laboratorio culturale per favorire l’inclusione sociale dei detenuti

Piero Rossi, il garante dei detenuti della Regione Puglia, racconta delle possibilità lavorative e culturali ancora inesplorate del carcere di Turi, passato alla storia per aver ospitato, fra gli altri, Antonio Gramsci e Sandro Pertini
Opache, non filtrano e non restituiscono luce. Le carceri appaiono ai nostri occhi come universi a sé stanti, strutture imponenti – per spazi e numero di ospiti – ma invisibili all’occhio della gente. Quando le persone ripudiano la presenza dei penitenziari all’interno del perimetro cittadino, cancellano in un sol colpo l’edificio e i suoi residenti – carcerieri e carcerati – ed emettono una silente ma ferma condanna a morte sociale nei confronti di chi, per errore o per recidività, viene punito con la reclusione. Avviene in Italia, nonostante la pietas cristiana suggerisca perdono e misericordia verso chi ha smarrito la retta via e, soprattutto, nonostante il terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione reciti quanto segue: Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
La rieducazione del condannato passa anche per i rapporti sociali e lavorativi nel mondo esterno, banchi di prova incontrovertibili del cammino formativo intrapreso all’interno delle carceri dal detenuto. Lavorare affinché i due mondi abbiano maggiori possibilità di contatto trasformerebbe in risorsa ciò che oggi è nell’ipocrita oblio di tutti.
Processo di integrazione ancor più possibile in strutture dalle dimensioni contenute, dal valore storico ed architettonico come il Carcere di Turi. Le celle del penitenziario del Sud Est barese raccontano le repressioni politiche subite da alcuni degli italiani più influenti del XX secolo, tra cui spiccano Antonio Gramsci – che proprio a Turi ha redatto i famosi quaderni dal carcere – e Sandro Pertini – ancora oggi il Presidente della Repubblica più amato e rimpianto.
Una struttura che, nell’ipotesi tracciata da Piero Rossi – garante della popolazione carceraria della Regione Puglia – potrebbe in futuro ospitare un laboratorio urbano. “Stiamo lavorando per dedicare un’area del carcere di Turi a spazi culturali e spettacolari, aperti all’esterno, salvaguardandone ovviamente le esigenze di sicurezza in senso lato. Dal consiglio regionale uscente ho riscontrato ampia disponibilità per questo progetto – prosegue il garante – e non ho alcun motivo per ritenere che anche la prossima assemblea non abbia la stessa sensibilità”.
Un progetto di inclusione sociale che prende spunto dal passato del complesso penitenziario. “I padri non sbagliano mai – sentenzia Rossi – All’interno del carcere, nei locali ora destinati all’ufficio matricole, un tempo c’era il cinema. Ci dev’essere un motivo se la gente veniva in carcere a guardarsi un film”. Un’opportunità che, secondo il garante, potrebbe “creare posti di lavoro per i detenuti e, più in generale, per tutti i giovani dentro e fuori”. Dall’animazione culturale ai servizi ristorativi, sino a guide specializzate nell’accompagnare i visitatori nella cella di Gramsci, raccontare la difficile prigionia del pensatore italiano ed il lento incedere del tempo nel periodo di soggiorno forzato. “Per i detenuti che rappresento – specifica Rossi – si tratterebbe di ulteriori opportunità di riscatto, accanto ai lavori socialmente utili ed al supporto delle cooperative”.
C’è un pellegrinaggio silenzioso che ancora oggi giunge a Turi per visitare i luoghi della reclusione di Gramsci e Pertini. La prima edizione del festival dedicato ad Antonio Gramsci – organizzato dal comune di Turi gli scorsi 24, 25 e 26 aprile – ha lanciato un segnale. Per la piccola cittadina della conca barese, immersa nei ciliegeti, si tratterebbe di un’inaspettata fonte di incoming turistico. Piero Rossi ci scherza su, forse non troppo. “Sogno un merchandising in cui la gente si possa comprare la maglietta di Gramsci come si può comprare la maglietta di Che Guevara”.