Asset Publisher

null Turi: “I grani della clessidra”

Del 04/05/2015

Turi: “I grani della clessidra”

Una occasione non solo per parlare di Gramsci, ma un momento per riflettere sulla situazione della Casa di reclusione di Turi e sulla condizione delle carceri e dei carcerati in Italia.
Per dibattere sul tema, hanno preso parte il professor Pietro Rossi, Garante dei detenuti della Regione Puglia, l'Avvocato Maria Pia Scarciglia, referente dell'associazione Antigone e la direttrice del Carcere di Turi, la dott. Maria teresa Susca. Presto, attraverso le sue parole, i presenti alla mattinata, purtroppo non molti, hanno percorso la vita all'interno della struttura detentiva turese che ospita, oggi, "circa 140 ristretti, tutti definitivi". Per loro e per far sì che il carcere funga da elemento di rieducazione sociale, sono svolte diverse attività e tra queste, una delle più proficue, è proprio il laboratorio teatrale. "Tutto questo, grazie all'ausilio di diverse associazioni presenti sul territorio e al Borgo delle arti con Pino Cacace. Grazie a Pino per il suo lavoro, perchè non è facile lavorare con i detenuti e soprattutto nella realtà carceraria" – ha sottolineato la Susca. Non dimentica infine, di ringraziare l'Amministrazione Comunale e in particolar modo il Sindaco e la Vice Sindaco, per la collaborazione".
Particolarmente profondo l'intervento di Ignazio Di Pace, detenuto della Casa di Reclusione di Turi e tra i protagonisti del cortometraggio presentato. "Siamo persone come tante, ma che hanno fatto degli errori". Una frase semplice, quasi comune, se non fosse che è il frutto di un percorso di maturazione che l'uomo ha sviluppato nel periodo della sue restrizione e che oggi gli permettono di comprendere da dove ripartire, da dove ricominciare e come non cadere, nuovamente, nella retete dell'illegalità. "Mi rammarico di non aver capito prima, per non arrivare fino al carcere" – ha concluso.
Ignazio Di Pace è uno dei 20 partecipanti al corto di Ivan Cacace, a cui circa 50 avevano dato la loro disponibilità a partecipare. Un lavoro toccante, in cui le emozioni hanno fatto da padrone, in cui le persone e i loro sentimenti hanno trovato ampio spazio andando oltre quella dimensione temporale che la realtà carceraria devasta, ingigantisce, annulla. "Il tempo è un elemento che distrugge le menti di chi è dentro" – ha ripetuto Pino Cacace.
Prima di dare spazio alla visione, sono state le considerazioni di Pietro Rossi, Garante dei detenuti della Regione Puglia e l'Avvocato Maria Pia Scarciglia, referente dell'associazione Antigone a portare all'attenzione la situazione detentiva in Italia. Una situazione che negli ultimi anni sta migliorando, ma che deve guardare a creare sempre più opportunità di rieducazione dei ristretti o reclusi, non solo privati delle loro libertà, ma impegnati a comprendere che il lavoro sociale è una delle vie d'uscita dalla prigionia della loro vita.